Archive for febbraio 2007

3000 password oppure 1 openID

febbraio 27, 2007

openid.PNGOgni volta che scopriamo un nuovo sito, una community, un nuovo servizio via Internet, per poterne usufruire dobbiamo iscriverci, decidere un nome utente e una password e compilare un noioso form, inserendo i nostri dati personali. Ormai ognuno di noi lo ha fatto decine se non centinaia di volte: alzi la mano chi ha usato ogni volta una password diversa. Io non ce la posso fare, ma scommetto anche di non essere la sola che finisce per usare quasi sempre la stessa password.

La diffusione di openID dimostra che il problema è comune e che esiste un modo per semplificarci la vita. OpenID è un sistema di autenticazione decentralizzato che è già stato adottato, tra gli altri, da digg, microsoft, aol, yahoo, livejournal, wikipedia. Funziona in questo modo: mi collego ad uno dei numerosi provider che forniscono il servizio, inserisco (per l’ultima volta) i miei dati e la mia password e ottengo un url, ad esempio tiix.myopenid.com Quando voglio entrare a far parte di una nuova community o fare login su un sito che supporta openID non devo fare altro che inserire il mio url: il software si preoccupa di contattare il mio provider, che verifica la mia identità e mi chiede l’autorizzazione ad inviare la conferma al sito in questione. Ed è fatta.

Sono in corso discussioni sulla sicurezza (non ci avevano sempre detto che diversificare era una difesa contro gli hacker?), ma dal mio punto di vista ok, diciamo che non lo userei per il conto corrente, ma in tutte quelle occasioni in cui voglio provare un nuovo sito, magari giusto per capire come funziona, non dovere più compilare un form è un pezzettino piccolo di felicità J

La settimana in (estrema) sintesi.

febbraio 26, 2007

Dada ha comprato Blogo, il logo di http://www.italia.it è brutto e il sito anche, ad Ancona si è svolto il Marcamp.

ne parlano tra gli altri:
dainese, pandemia,I blog it!
simplicissimus, dimensioniblog, stefano epifani
pandemia, lucasartoni, pensieriineccesso

Google ha lanciato Google Apps Premier , mail, calendario, chat, istant message e redazione documenti, tutto on-line e in competizione con Microsoft Office.

vedi ad esempio Techcrunch

E domani montagna

febbraio 16, 2007

Sto per partire per una settimana off-line (se ce la faccio).

No, niente sport estremo, il piano è: libri, sauna, pappa buona, nanna. Forse, ma dico forse, un po’ di sci di fondo, ma piano, non vorrei stancarmi…

Là dove i computer non bastano.

febbraio 14, 2007

Ci sono alcune operazioni che i computer sanno fare molto bene: memorizzare grandi quantità di dati, ritrovarli facilmente, effettuare operazioni matematiche molto velocemente. Ce ne sono altre invece in cui un bambino di 7 anni batte i computer più potenti: sono in genere quelle operazioni che implicano un’interpretazione dei dati, ad esempio per individuare un oggetto in un’immagine o per interpretare una frase sulla base della cultura del luogo in cui si vive.

La novità relativamente recente è che, con la diffusione di Internet e il numero di persone connesse, diventa fattibile smaltire una grande quantità di lavoro del secondo tipo, utilizzando persone anziché algoritmi.

Lo ha capito Google, che affina i risultati delle ricerche utilizzando i Quality Raters, persone che, da casa propria, valutano la qualità dei risultati che il software ha reperito in risposta a una determinata ricerca.

Lo ha capito Amazon, che con Amazon Mechanical Turk, permette ai produttori di software di pubblicare attività adatte agli umani, da eseguirsi on-line. Chiunque si può iscrivere, scegliere un’attività tra quelle proposte e iniziare a lavorare. Il compenso guadagnato verrà accreditato sul conto Amazon e potrà essere utilizzato per effettuare acquisti (o anche trasferito su un conto aperto presso un banca statunitense).

Nel caso di Amazon i compensi sono generalmente molto bassi, quindi si configura più come un passatempo che alla fine ti permette di comprare un libro o un cd, che come una forma di telelavoro.

Nel caso di Google invece i compensi sono decisamente dignitosi (almeno lo erano fino all’anno scorso, ora forse qualcosa è cambiato) e fanno intravvedere una modalità di lavoro che può essere interessante in alcune fasi della vita. E’ un lavoro part-time, che può essere effettuato da casa (ma anche dalla casa al mare o da qualsiasi altro luogo a patto che vi sia una connessione a Internet veloce), a qualsiasi ora e con qualsiasi distribuzione del tempo all’interno della settimana lavorativa: uno studente universitario, un neolaureato che non ha ancora un lavoro fisso, una donna con figli piccoli, o in generale chi non ha un lavoro dalle 9 alle 18 può trovarlo utile e, anche se ripetitivo, piuttosto divertente.

Yahoo! Pipes

febbraio 9, 2007

pipes_logo_blue_lg.pngIeri Yahoo ha rilasciato la versione beta di una nuova applicazione online denominata Pipes.
Tim O’Reilly, l’uomo che ha inventato la definizione di Web 2.0, l’ha definita una pietra miliare nella storia di Internet . Mica poco!
Dunque la curiosità è d’obbligo: cos’è Pipes? E’ un sistema visuale per creare nuove applicazioni unendo dati e funzionalità tratte da siti web esistenti, quell’operazione che viene definita mash-up. La novità rivoluzionaria è che, secondo l’intento degli sviluppatori, con Pipes si potranno costruire mash-up senza scrivere una riga di codice, quindi senza essere programmatori. Il tutto avviene in un ambiente visuale dove si trascinano e si collegano tra loro moduli predefiniti e impostabili secondo le necessità.

Alcuni esempi forniti dagli sviluppatori:

  • creare una lista sempre aggiornata (sulla modalità dei feed di blog letti in un aggregatore) di un determinato oggetto in vendita su e-bay e il cui prezzo sia compreso in un range inserito dall’utente
  • visualizzare l’elenco degli immobili in vendita in una certa città, che siano vicini a qualcosa inserito dall’utente (ad esempio un parco, o una scuola, ecc.). In questo caso l’applicazione unisce i dati sugli immobili in vendita su craiglist.org e le informazioni tratte dalle mappe della città di Yahoo Maps
  • ricercare su Flickr foto collegate alle notizie presenti sulla prima pagina del New York Times.

Ognuno può provare a costruire una propria Pipe, inscrivendosi gratuitamente al sito, e magari copiandone una esistente per poi modificarla.
Ieri il sito è stato per la maggior parte del tempo non accessibile (ad un certo punto è comparso un simpatico messaggio “Our Pipes are clogged! We have called the plumbers!”, qualcosa tipo “Le nostre tubature sono intasate! Abbiamo chiamato gli idraulici!”), ora è attivo anche se un po’ lento.

L’impressione è che non sia davvero alla portata di tutti, nel senso che, se non è necessario essere programmatori, quantomeno “smanettoni” si.

Però è sicuramente un passo significativo nel percepire i contenuti e le funzionalità di Internet come un enorme deposito di mattoncini Lego, incastrabili tra di loro in infinite modalità, in uno scenario in cui la tecnologia diventa sempre più trasparente e sottintesa, mentre diventa dominante la creatività e la capacità di percepire un’esigenza e di trovare un modo nuovo per soddisfarla.

Linkedin o l’importanza delle relazioni.

febbraio 8, 2007

Per trovare un nuovo lavoro, fare affari, trovare un socio o un finanziatore le conoscenze sono importanti. Ma va? A noi Italiani lo venite a dire? Potremmo scrivere libri sull’argomento!
A parte gli scherzi, Linkedin è uno strumento davvero interessante per facilitare la creazione e il mantenimento di una rete di contatti legati alla sfera lavorativa.
Ecco come funziona: io mi iscrivo, cioè creo il mio account, inserisco i dati relativi alla mia formazione e alle mie esperienze lavorative (insomma un profilo/curriculum vitae) e dichiaro le mie motivazioni nell’entrare in questa comunità (cambiare lavoro/ ricevere offerte/ fornire consulenza, ecc.). Fatto questo, invito altre persone a diventare miei contatti, cioè ad essere collegati al mio profilo. Posso sia invitare persone che conosco e di cui ho l’indirizzo di e-mail, anche se non sono ancora presenti su linkedin, sia cercare le persone che mi interessano e che hanno già un profilo all’interno di questa comunità. In ogni caso il sistema invia un invito via e-mail e se i destinatari accettano, diventano miei contatti.
Linkedin mette anche a disposizione alcuni strumenti per facilitare la ricerca dei contatti: ad esempio, basandosi sul curriculum che io ho inserito, mi propone l’elenco di tutti i miei ex-colleghi già presenti con il proprio profilo, oppure di coloro che hanno frequentato la mia stessa scuola.
La cosa più interessante, però, è che in Linkedin le relazioni vengono esplicitate fino a tre livelli di distanza.
Mi spiego meglio: se io sono collegata direttamente al mio ex-collega A, la mia rete è formata da A (1° livello), tutti i contatti di A (2° livello), tutti i contatti di ogni contatto di A (3° livello).
E’ chiaro che in questo modo la mia rete personale cresce molto rapidamente: per rendere l’idea, nel mio caso, con solo 3 contatti diretti, ho 99 contatti di 2° livello e più di 3.000 contatti di 3° livello.
La cosa diventa particolarmente interessante quando io trovo (ad esempio nella sezione Job dello stesso Linkedin) una posizione che mi potrebbe interessare presso l’azienda X.
Il sistema automaticamente mette in evidenza se nella mia rete vi sono persone collegate con quell’azienda: sapere che un mio contatto di 2° livello (cioè un conoscente diretto del mio ex-collega A) è, che ne so, responsabile del personale dell’azienda X, non è certo un’informazione trascurabile. Scaricando un plug-in da aggiungere al mio browser, posso avere lo stesso servizio anche per gli annunci reperiti sui principali portali di ricerca di lavoro, ad esempio Monster.
La stessa cosa vale se, altro esempio, voglio presentare la mia azienda o voglio proporre un’attività all’azienda Y e scopro che, nella mia rete, sono presenti i responsabili di diverse aree di quell’azienda: arrivarci tramite un contatto comune è sempre un modo più efficace di presentarsi, piuttosto che telefonare al centralino e cominciare a spiegare chi siamo e cosa facciamo.

Insomma ecco un esempio di comunità on-line con finalità ben solide e concrete, che utilizza la tecnologia per rendere più facile e efficace ciò che già facciamo nel mondo reale e sappiamo essere molto importante.

Lo studioso disperso e il web 2.0

febbraio 5, 2007

James N. “Jim” Gray è uno studioso americano di computer che ha ottenuto nel 1988 il Turing Award, quello che viene considerato il  “Premio Nobel” dell’informatica. Il 28 gennaio si è diretto in barca a vela, da solo, verso le Farallon Islands vicino a San Francisco, per disperdere in mare le ceneri della madre.  Da quel viaggio non è tornato e la sua imbarcazione è data per dispersa. La Guardia Costiera ha scandagliato la zona con tutti i mezzi a disposizione, ma senza trovare nulla: dopo quattro giorni le ricerche vengono interrotte.
A questo punto interviene Amazon: il 1 febbraio  una ripresa via satellite della zona produce migliaia di immagini, che vengono pubblicate a questo indirizzo  e viene lanciato un appello a tutti gli utenti Internet perché collaborino nell’analisi manuale delle immagini, alla ricerca di una forma che possa corrispondere all’imbarcazione di Jim Gray.

L’obiettivo è tutt’altro che semplice: le foto sono migliaia, ma soprattutto l’oggetto da individuare ha una dimensione di circa 6 pixel e parte della zona è coperta da nuvole. Ad oggi non si ha notizia dello studioso né della sua imbarcazione.

L’impresa è forse disperata, ma mi sembra bello provarci, utilizzando le tecnologie e la disponibilità delle persone connesse a questa enorme rete sociale che è Internet.

E’ vero, sicuramente Amazon lo fa anche o soprattutto per acquistare visibilità, è vero, le stesse tecnologie potrebbero essere usate per fini meno nobili con gravi minacce per la privacy, ma, come dire, la vita è fatta di luci e ombre e la paura di sporcarsi le mani non porta mai a niente di buono, o no?


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