Mio figlio, 3 anni, si è ammalato di diabete.
Siamo stati 10 giorni ricoverati in ospedale, sospesi in una nuvola fatta di “Perchè proprio a lui?”, di lacrime cacciate indietro a forza per sorridere e rassicurare, di spiegazioni dei medici su questo termine, diabete, fino ad allora associato soltanto agli acciacchi dei nonni.
Ora, da altri 10 giorni, siamo a casa a cercare di riprenderci le nostre vite, che ora comprendono le iniezioni di insulina, i controlli della glicemia, gli orari rigidi e i “Vieni, chicco, facciamo la punturina, vedrai che non fa male…” e “No, amore mio, non puoi mangiare ora, bisogna aspettare ancora un po’.”
Scusate, non ho molta voglia di parlare di tecnologia…





