Archivio per la categoria ‘Amazon’

Là dove i computer non bastano.

febbraio 14, 2007

Ci sono alcune operazioni che i computer sanno fare molto bene: memorizzare grandi quantità di dati, ritrovarli facilmente, effettuare operazioni matematiche molto velocemente. Ce ne sono altre invece in cui un bambino di 7 anni batte i computer più potenti: sono in genere quelle operazioni che implicano un’interpretazione dei dati, ad esempio per individuare un oggetto in un’immagine o per interpretare una frase sulla base della cultura del luogo in cui si vive.

La novità relativamente recente è che, con la diffusione di Internet e il numero di persone connesse, diventa fattibile smaltire una grande quantità di lavoro del secondo tipo, utilizzando persone anziché algoritmi.

Lo ha capito Google, che affina i risultati delle ricerche utilizzando i Quality Raters, persone che, da casa propria, valutano la qualità dei risultati che il software ha reperito in risposta a una determinata ricerca.

Lo ha capito Amazon, che con Amazon Mechanical Turk, permette ai produttori di software di pubblicare attività adatte agli umani, da eseguirsi on-line. Chiunque si può iscrivere, scegliere un’attività tra quelle proposte e iniziare a lavorare. Il compenso guadagnato verrà accreditato sul conto Amazon e potrà essere utilizzato per effettuare acquisti (o anche trasferito su un conto aperto presso un banca statunitense).

Nel caso di Amazon i compensi sono generalmente molto bassi, quindi si configura più come un passatempo che alla fine ti permette di comprare un libro o un cd, che come una forma di telelavoro.

Nel caso di Google invece i compensi sono decisamente dignitosi (almeno lo erano fino all’anno scorso, ora forse qualcosa è cambiato) e fanno intravvedere una modalità di lavoro che può essere interessante in alcune fasi della vita. E’ un lavoro part-time, che può essere effettuato da casa (ma anche dalla casa al mare o da qualsiasi altro luogo a patto che vi sia una connessione a Internet veloce), a qualsiasi ora e con qualsiasi distribuzione del tempo all’interno della settimana lavorativa: uno studente universitario, un neolaureato che non ha ancora un lavoro fisso, una donna con figli piccoli, o in generale chi non ha un lavoro dalle 9 alle 18 può trovarlo utile e, anche se ripetitivo, piuttosto divertente.

Lo studioso disperso e il web 2.0

febbraio 5, 2007

James N. “Jim” Gray è uno studioso americano di computer che ha ottenuto nel 1988 il Turing Award, quello che viene considerato il  “Premio Nobel” dell’informatica. Il 28 gennaio si è diretto in barca a vela, da solo, verso le Farallon Islands vicino a San Francisco, per disperdere in mare le ceneri della madre.  Da quel viaggio non è tornato e la sua imbarcazione è data per dispersa. La Guardia Costiera ha scandagliato la zona con tutti i mezzi a disposizione, ma senza trovare nulla: dopo quattro giorni le ricerche vengono interrotte.
A questo punto interviene Amazon: il 1 febbraio  una ripresa via satellite della zona produce migliaia di immagini, che vengono pubblicate a questo indirizzo  e viene lanciato un appello a tutti gli utenti Internet perché collaborino nell’analisi manuale delle immagini, alla ricerca di una forma che possa corrispondere all’imbarcazione di Jim Gray.

L’obiettivo è tutt’altro che semplice: le foto sono migliaia, ma soprattutto l’oggetto da individuare ha una dimensione di circa 6 pixel e parte della zona è coperta da nuvole. Ad oggi non si ha notizia dello studioso né della sua imbarcazione.

L’impresa è forse disperata, ma mi sembra bello provarci, utilizzando le tecnologie e la disponibilità delle persone connesse a questa enorme rete sociale che è Internet.

E’ vero, sicuramente Amazon lo fa anche o soprattutto per acquistare visibilità, è vero, le stesse tecnologie potrebbero essere usate per fini meno nobili con gravi minacce per la privacy, ma, come dire, la vita è fatta di luci e ombre e la paura di sporcarsi le mani non porta mai a niente di buono, o no?


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