Ma se è tutto gratis come si può guadagnare?

Alla domanda, che riguarda il web e tutto ciò che attraverso Internet si può fruire, in genere si risponde più o meno convinti: “la pubblicità…”

Kevin Kelly, uno dei fondatori di Wired, in questo post  mette a fuoco 8 categorie di valori che, a differenza dei contenuti o del software, non possono essere copiati e quindi possono avere un valore commerciale:

immediatezza: poter accedere in anteprima a un film, a un saggio, a un software è un valore per cui potremmo essere disposti a pagare

personalizzazione: una versione ad hoc, adeguata alle esigenze o ai gusti di un singolo utente, ha un valore facilmente comprensibile

interpretazione: il supporto per usare qualcosa che di per se è gratis può essere venduto. Basti pensare a società, come RedHat, che forniscono consulenza e supporto a pagamento su software open-source

autenticità: ancora una volta il software fornisce un esempio: posso scaricare una versione piratata di un software, ma se voglio i manuali originali o un supporto tecnico ho bisogno di una copia autentica.

accessibilità: anzichè avere copie proprietarie installate sul proprio pc, e doverle tenere in ordine, aggiornarle, portarle con sè negli spostamenti, potremmo essere disposti a pagare per avere un servizio online che ci fornisca qualsiasi libro/film/musica/immagine su qualsiasi supporto e in qualsiasi luogo noi desideriamo

corporeità: in un mondo di bit, talvolta poter avere una versione in atomi di qualcosa è un valore. Ne sono esempi una copia rilegata di un volume o un concerto: la musica è reperibile gratuitamente, ma per andare al concerto si paga

mecenatismo: micropagamenti volontari per sostenere un autore, un’iniziativa, ecc. Esempio recente l’iniziativa dei RadioHead di permettere il download dell’ultimo album alla cifra stabilita dall’utente (anche gratis)

reperibilità: nella sovrabbondanza di contenuti tipica della rete è decisamente un valore poter trovare rapidamente ciò che interessa

insomma “the money in this networked economy does not follow the path of the copies. Rather it follows the path of attention, and attention has its own circuits.

qui una traduzione italiana del post di Kelly

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