La tecnologia per amica.

Ma quanto mi piacciono le parole di Roberta Cocco, direttore marketing di Microsoft, anzi, “madre di tre figli e direttore marketing di Microsoft“:

“…se uno dei bambini sta male, io collego il mio pc da casa e posso lavorare come se fossi in ufficio, se sono in vacanza ma devo partecipare ad una conference call importante , mi è sufficiente appartarmi con il mio smartphone e … il gioco è fatto.

La tecnologia è uno strumento nelle nostre mani: sfruttandone le potenzialità, noi donne possiamo costruirci quella flessibilità che ci consente di non dover più rinunciare a presentarci come madri e professioniste.”

qui 

Davvero lo stato attuale di sviluppo delle tecnologie permette di immaginare scenari di vita in cui il lavoro è una componente da gestire in modo flessibile e non una scelta totalizzante, che ne preclude o ne limita altre.

Per le donne potrebbe rappresentare l’opportunità di esprimere se stesse, nella molteplicità dei ruoli che desiderano ricoprire e anzichè adattarsi a modelli maschili per fare carriera, poter essere felicemente professioniste, madri, mogli.

Per le aziende potrebbe essere un modo per usare al meglio le potenzialità dei collaboratori, perchè, io credo, una persona realizzata e meno stressata può dare il meglio di se anche nel lavoro.

Gli ostacoli, mi sa che, al solito, siano principalmente di carattere culturale: quante aziende, soprattutto medio-piccole sono disposte a ragionare in questo modo?

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4 Risposte to “La tecnologia per amica.”

  1. Chiara Says:

    La situazione di Roberta Cocco può essere un interessante strumento per migliorare la situazione. Anche perché sarà sempre più così per molte lavoratrici: sarà sempre più possibile lavorare da ovunque.
    L’ostacolo è come al solito culturale. Ma forse a forza di parlarne potremmo fare un pò di cultura in questo senso! Speriamo!🙂

  2. tiix Says:

    @ Chiara: Infatti, continuiamo a parlarne🙂

  3. Giovanni Says:

    Lavorare da casa può essere utile a tutti, non solo alle donne, ma per quanto ne so il problema assurdo che abbiamo in Italia è la 626… Pare che se il “luogo di lavoro” è la propria casa non si è coperti dall’INAIL, altro che questioni di tecnologia, ormai ampiamente sufficiente, o di “cultura aziendale” (che riconosco essere comunque arretrata nel mondo PMI). Lavoro per una multinazionale americana ed ho il permesso non ufficiale di lavorare anche da casa ma a differenza di colleghi americani, irlandesi, inglesi, tedeschi e francesi (più probabilmente altri) non posso essere ufficialmente “a casa”. Se dovessi infortunarmi mentre lavoro da casa dovrei dichiarare che ero in ufficio. Ignoro, e preferisco continuare ad ignorare, se si possa richiedere la certificazione 626 per il proprio appartamento…. Con tutti i problemi reali di sicurezza sul lavoro questo del work@home italiano mi sembra un paradosso.

  4. tiix Says:

    @Giovanni non conoscevo questa situazione legata alla 626. Hai ragione, è completamente assurdo e un ulteriore esempio di legislazione che crea problemi anzichè risolverne.

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